RETE RADIE’ RESCH DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
Lettera circolare nazionale a cura della Rete di Padova – Gennaio 2008
Carissime/i,
sono trascorsi già dieci anni dalla morte del nostro amico Federico Bego. Ci manca la sua presenza tra noi; ci mancano la sua amicizia, il suo calore umano, i suoi consigli, il suo entusiasmo, il suo affetto, la sua passione. Quella passione che lui ha sempre messo in tutte le cose che ha fatto, in tutte le esperienze che ha vissuto: ricordiamo qui con quanto orgoglio lui sentisse e vivesse le sue radici polesane, il suo attaccamento alla terra del Delta. Appena si presentava l’opportunità lui invitava i suoi amici a passare una giornata sul Delta con lui. Una volta ha accompagnato anche noi: con entusiasmo e con gli occhi lucidi ci raccontava, mentre con il barcone ci aggiravamo per canali e canneti fino a raggiungere il lontano Scanno Boa, le storie di quella terra tormentata e difficile; i racconti legati al dramma dell’alluvione del ’51; gli episodi della vita della maestrina che insegnava ai bambini che abitavano quelle terre sperdute e che raggiungeva la scuola, con qualsiasi tempo e in qualsiasi stagione, dopo un percorso in barca attraverso i canali che si inoltravano tra i canneti e le barene. Siamo testimoni di quanto lui si sentisse appartenente a quella terra e a quella meravigliosa natura, ma soprattutto portava dentro di sé l’anima delle genti del Delta, che considerava la sua gente, con le quali aveva trascorso molti anni della sua vita ed alle quali aveva dedicato gran parte delle sue poesie. Di quella gente aveva condiviso e fatto propri valori, senso della giustizia, impegno nella lotta per la difesa della terra e nella lotta contro ingiustizie e povertà secolari. Tutte passioni che ha sempre vissuto con spontanea dedizione e generosità e che ha portato anche dentro alla Rete specie nei contatti con i testimoni delle operazioni che andavamo via via incontrando nel tempo.
Vogliamo ora ricordarlo con le stesse parole con le quali davamo notizia della sua scomparsa nel lontano gennaio del 1998 con la lettera mensile della Rete di Padova:
Carissime amiche e carissimi amici,
siamo in lutto per la morte di un amico.
Non avremo più con noi alle nostre riunioni Federico; non godremo più della sua cordiale presenza “organizzatrice” (ma non solo) che semplificava ogni difficoltà ai Convegni della Rete.
Vorremmo abbracciarlo per l’ultima volta, ma lui se n’è andato, cogliendoci di sorpresa in modo repentino ed inaspettato, il giorno dell’Epifania, in conseguenza del terribile male che lo tormentava da tempo.
Ci piacerebbe ricordare Federico con lo stesso calore umano, con la stessa partecipazione che lui sapeva mettere nelle cose che faceva e negli incontri a cui partecipava; ma le parole non sanno qui esprimere ciò che abbiamo nel cuore, sommerso com’è dalla commozione, dai ricordi, dal rimpianto.
Il giorno prima del suo funerale …. ci era capitata tra le mani una sua poesia che lui aveva scritto tempo fa, quasi una intima, segreta presentazione di sé. In essa potevamo ritrovare tutta la carica, l’entusiasmo e l’impegno che sempre hanno caratterizzato la sua vita. Ed è così, allora, che, con le stesse sue parole, lo abbiamo ricordato agli amici lì convenuti:
Dunque, chi sono io?
Vorrei correre,
la mia mano
nella mano,
del mio fratello negro,
verso la montagna
della pace
e dell'eguaglianza.
Vorrei gridare
al mondo
la mia sete
di giustizia.
Vorrei dire
all'uomo più ignoto
della strada,
la mia casa
è la tua casa.
Vorrei accogliere
tra le mie mura
domestiche l'orfano
vietnamita, il guerrigliero
palestinese, il partigiano
sudamericano, l'esule
di ogni causa giusta
Vorrei poter nutrire
i bimbi affamati
del mondo.
Vorrei gridare forte
con la voce più possente
ai potenti di questa terra:
pace, pace, pace.
Vorrei varcare i confini
più reconditi e unire
i cuori più esasperati
della gente che soffre.
Se la mia penna
scorresse facile
vorrei versare fiumi
d'inchiostro
per esaltare le gesta,
onde si vergogni
il Mondo,
degli oppressi, dei sottosviluppati,
degli affamati, degli umili,
degli operai e degli studenti
in lotta,
di chi muore per una
fede calpestata;
e scrivere per chi
non può scrivere
e parlare per chi
non può parlare
e cantare per chi
non ha più voce
e gioire per
le gioie represse.
Vorrei ancora
amare tutta la
mia gente.
Più di quanto
amo mia moglie
e i miei figli;
più di quanto amo
chi soffre
chi si nasconde
chi non sa ribellarsi.
Vorrei dire al timido:
ribellati perché
sei uomo eguale
tra eguali!
sei nella vita
tra la vita!
sei realtà
tra la realtà!
sei tutto
tra tutto!
Tutto ciò
vorrei essere.
Invece sono io:
tra remore
e compromessi,
tra reticenze
e convenienze,
tra istinti repressi
e amori contenuti,
tra solidarietà verbali
e consensi limitati.
Questo sono io;
chiuso nella cornice
di una Società
che non ti
lascia spazi,
con dentro l'animo
un amore grande,
grande, grande
ed eterno.
Il “Tessere Rete” del prossimo Convegno ci fa ritornare alla memoria quanto Federico tesseva tra gli amici del gruppo di Padova e quanti avvicinava nell’organizzare i Convegni. Anche il motto “R R R” (Restituire, Ricostruire, Resistere) sembra ripreso da quanto Federico esprimeva nella sua poesia, con il richiamo alle difficoltà del vivere quotidiano che sempre accompagna il nostro impegno nella Rete.
Nei giorni 11, 12 e 13 aprile prossimo, il Convegno nazionale – con le sue testimonianze – ci farà necessariamente riflettere anche sul nostro vivere qui; allo stesso modo di come Federico ci ricordava di questo impegno con quel suo interrogativo finale “… questo sono io chiuso nella cornice di una società che non ti lascia spazi, con dentro l’animo un amore grande, grande, grande ed eterno”; egli ci invitava inoltre ad essere sempre presenti ed attenti per dare continuità a quel “Vorrei correre, la mia mano nella mano, del mio fratello negro, verso la montagna della pace e dell’uguaglianza.
Nel salutare gli amici della Rete chiudiamo questa nostra circolare con l’invito a tutti di partecipare numerosi al prossimo Convegno Nazionale.
Per le prenotazioni, possibilmente coordinate dal responsabile di Rete, rivolgersi a: Iole e Ivano Sartori - Padova - tel. e fax 049 8645538 ore pasti o di sera; oppure e-mail:
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. Nel ringraziare sin d'ora Iole e Ivano per la disponibilità e lo spirito di "servizio" con il quale si accingono ad affrontare questo impegno, ci sentiamo di suggerire a tutti di collaborare con loro per favorire un'ottima sistemazione sia in albergo che per tutto il Convegno.
Rete di Padova – gennaio 2008

