Cerca nel sito

Utenti registrati

Login

Visitatori
58
Articoli
825
Visite agli articoli
303836

Chi è online

Abbiamo 3 visitatori e nessun utente online

RETE RADIE’ RESCH DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
Circolare nazionale giugno 2008

Giornalisti profeti di paura.

<<Un buon articolo di giornale dovrebbe cominciare in modo da provocare un lettore, che sta facendo colazione con sua moglie, a sputare il caffe’, stringersi il petto ed esclamare: ‘’Mio Dio, Marta! Hai letto questa cosa?’>>. Questo il consiglio dato ai giovani cronisti dalla giornalista americana Edna Buchanan, Premio Pulitzer (l’Oscar del giornalismo in America) e riportato anche sui nostri testi di tecnica giornalistica.

Non c’e’ da meravigliarsi, dunque, se gran parte dei nostri giornali cerca di mettere in pratica questo suggerimento e di trasformare ogni notizia in un thriller. E non c’e’ da meravigliarsi se la lettura di un giornale o l’ascolto di un telegiornale si trasforma ormai in un bombardamento di notizie che creano ansia. La grande paura e’ il tema dominante dei nostri mass media, opportunamente sfruttata dalle forze politiche che sulla paura fanno leva per creare le loro fortune.
L’obiettivo dei mass media e’ quello di aumentare le vendite o l’audience. E’ assodato che attirano di piu’ le notizie che coinvolgono emotivamente il lettore. E per raggiungere questo scopo si usano varie tecniche. Fate caso, ad esempio, nei titoli o nei sommari, all’abuso di termini come ‘’sfida’’, ‘’polemica’’, ‘’scontro’’, ‘’giallo’’ (a volte con effetti di comicita’ involontaria, come il titolo di un grande giornale del Nord: ‘’Cinese trovato morto in casa. E’ giallo’’). Se lo scontro non esiste si crea. Si telefona a decine di persone finche’ se ne trova una che sostiene una posizione contraria. Si trova sempre. In un’intervista non e’ importante il senso del pensiero dell’intervistato ma l’unico particolare dal quale sia possibile far scaturire una polemica. Cio’ che conta e’ l’impatto emotivo. Anche in campi apparentemente neutri come la meteorologia, se piove tre giorni i titoli parlano di ‘’Italia sott’acqua’’, se fa caldo di ‘’Italia in fiamme’’ e se fa freddo di ‘’Italia nella morsa polare’’.

Questa rincorsa al sensazionalismo e’ una delle caratteristiche che la carta stampata ha mutuato dalla tv, la quale per attirare l’attenzione deve spettacolarizzare tutto, anche il dolore. Anzi, soprattutto il dolore. Ma negli ultimi anni la tendenza e’ cresciuta a dismisura a causa della concorrenza sempre piu’ spasmodica dei vari mezzi, spinta dalle nuove tecnologie. Oggi le notizie ci raggiungono 24 ore su 24, sempre piu’ in tempo reale. Non solo radio, tv e stampa tradizionali, ma canali dedicati esclusivamente alle news, internet, palmari, telefonini cellulari… Cito Tony Blair, che in un suo intervento al Reuters Building riportato da Repubblica un anno fa, parlava della stampa come di una ‘’belva selvaggia, che fa a brandelli le persone e la loro reputazione’’. Scriveva Blair: ‘’I giornali non danno piu’ informazioni: queste circolano gia’. Devono pertanto dare dettagli sensazionali o commenti o interpretazioni… Si deve catturare l’audicence, trattenerla e solleticarne le emozioni. Cio’ che e’ interessante e’ meno efficace di cio’ che provoca collera o shock’’. Tra le conseguenze c’e’ che le opinioni diventano piu’ importanti dei fatti, di cui sempre piu’ volentieri si fa a meno (Marco Travaglio ha dedicato a questo tema il libro “La scomparsa dei fatti”). Ne’ vale dire, come qualcuno ha fatto, che Blair si e’ pure servito di queste aberrazioni dei media finche’ gli hanno fatto comodo: cio’ che conta e’ la drammatica evidenza della sua analisi.

Di fronte a questa situazione, spesso i cittadini si chiedono sconsolati che cosa e’ possibile fare. Non c’e’ dubbio che il rapporto tra informazione e democrazia e’ delicato e vitale e che quindi una cattiva informazione fa un cattivo servizio alla democrazia. Ma e’ in parte anche vero che spesso l’informazione e’ lo specchio della societa’. Come ci diceva anche Mario Tronti al nostro ultimo convegno di Rimini, ‘’in Italia c’e’ un concetto positivo di societa’ civile in contrapposizione alla politica. In realta’ e’ la societa’ civile che produce una politica a sua immagine e somiglianza’’.

Io credo che il modo migliore di affrontare i problemi dell’informazione sia conoscerne i meccanismi. Partire dalla consapevolezza che l’informazione e’ basata su un processo di selezione: tra i milioni di fatti che avvengono ogni giorno nel mondo, noi ne veniamo a conoscere poco piu’ di un centinaio leggendo i quotidiani e ancor meno ascoltando i notiziari radio tv. Del resto sarebbe impossibile leggere un giornale di centinaia di pagine. La selezione viene fatta dai giornalisti, attraverso una serie di griglie e passaggi ormai codificati. ‘’Cio’ e’ alla base di manipolazioni piu’ o meno intenzionali, ma anche la normale selezione delle notizie e’ basata su meccanismi tendenziosi e parziali. E d’altra parte non esiste informazione senza mediazione, dai fatti alle notizie. L’importante per il fruitore e’ quindi avere piena percezione della complessita’ di questo processo’’ (Claudio Fracassi, ‘’Le notizie hanno le gambe corte’’, Rizzoli 1996: un libro che, se ancora in commercio, consiglio vivamente a tutti quelli che non l’ avessero ancora letto).

Le notizie non sono i fatti, ma sono il racconto dei fatti. E chi racconta ci mette sempre del suo. Ci sono alcuni criteri classici che ci dicono perche’ un fatto sia scelto tra i tanti per diventare notizia. Nelle scuole di giornalismo si e’ sempre insegnato che ‘’un cane che morde un uomo non fa notizia, mentre un uomo che morde un cane fa notizia’’. Cio’ significa che solo le cose che escono dalla normalita’ fanno notizia. Tra i criteri principali vi e’ la vicinanza. Piu’ un fatto e’ vicino piu’ fa notizia (la vicinanza non e’ solo quella fisica – cio’ che accade nella mia citta’ – ma anche politica – cio’ che accade nel mio partito – ideologica o culturale). Poi conta l’importanza e il numero delle persone coinvolte. Le persone importanti fanno notizia anche quando dicono banalita’, mentre uno sconosciuto puo’ dire anche la cosa piu’ sensata di questo mondo e nessuno lo bada. Il numero delle persone coinvolte porta anche a distorsioni: ad esempio le stragi in Africa arrivano sui nostri giornali quando il numero di morti supera le decine di migliaia. Altri criteri sono l’impatto sulla nazione e sull’interesse nazionale (dieci morti in un incidente aereo in Thailandia non fanno notizia da noi, ma se tra i passeggeri c’e’un italiano questo fa notizia; le stragi in Iraq fanno notizia perche’ ci sono i nostri militari); un’idea condivisa di progresso (nuovi farmaci, scoperte scientifiche, imprese spaziali…); la rilevanza di un evento rispetto a sviluppi futuri (se del fatto se ne potra’ parlare per giorni o settimane); la conflittualita’ (se non c’e’ si crea: si usa il pepe per rendere piu’ appetibile la notizia); il coinvolgimento emotivo del lettore (i giornalisti citano le tre S: sangue, soldi, sesso). Naturalmente ci sono anche le informazioni di utilita’ pratica e di servizio.

Saltando a pie’ pari tanti altri aspetti del mondo dell’informazione, non si puo’ non dire una parola sulle fonti: ogni notizia ha una fonte, alla quale il giornalista attinge. Per la cronaca nera sono le forze dell’ordine e gli addetti ai soccorsi, per la cronaca giudiziaria sono magistrati, avvocati e inquirenti, per la politica le istituzioni, i partiti, i singoli politici, per l’economia le imprese, le banche, le associazioni di categoria, i sindacati, gli economisti, e cosi’ via. Spesso la notizia viene da un ufficio stampa o da una conferenza stampa, ma piu’ spesso da rapporti confidenziali, amicizie nei corridoi del palazzo, soffiate piu’ o meno disinteressate. Un dato e’ certo: le fonti non sono mai neutre e il piu’ delle volte sono interessate. Un bravo giornalista le verifica e le confronta fra loro. Ma non sempre lo fa, o per mancanza di tempo o per pigrizia.

Ma insomma, e’ possibile difendersi dai condizionamenti dell’informazione? Si’, se si considera l’articolo di giornale o il servizio televisivo non come ‘’il racconto di cosa e’ successo’’ ma come ‘’il prodotto di un punto di vista, del rapporto con una fonte esplicita o tacita. Si tratta di accostarsi all’informazione non come a un prodotto finito, da accattare a scatola chiusa, ma come un contributo, utile e nello stesso tempo parziale, per la comprensione delle cose’’ (Fracassi).
Conoscere come funziona l’informazione e come noi possiamo usarla e’ fondamentale nel villaggio globale. Spero di non aver detto cose troppo ovvie. Se cosi’ fosse, chiedo venia fin d’ora.

Fulvio Gardumi

Email alert

Iscriviti ai nostri email alert per essere sempre aggiornato sui contenuti pubblicati.

Nome:
Email:
Frequenza email:

Calendario Eventi

June 2013
M T W T F S S
27 28 29 30 31 1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30

Prossimi Eventi

No events