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RETE RADIE’ RESCH DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE

Circolare nazionale luglio-agosto 2008
(a cura di Fulvio Gardumi)

Intercettazioni e carcere per i giornalisti: una pietra tombale sulla liberta’ di stampa

Non era mia intenzione tornare sui temi dell’informazione per non rendere monotona la circolare, ma l’Italia sta vivendo un’emergenza in tema di liberta’ di stampa che potrebbe farci tornare alla triste censura di mussoliniana memoria. L’ossessione di Berlusconi per la giustizia sta portando ad un mortale attacco alla Costituzione, che all’articolo 3 garantisce la parita’ dei cittadini davanti alla legge, e all’articolo 21 la liberta’ di stampa e il diritto dei cittadini all’informazione. Oltre a dare un duro colpo a quella sicurezza dei cittadini tanto sbandierata dalla destra in campagna elettorale.

Infatti il disegno di legge predisposto dal governo, anche se non ancora definitivo, prevede di limitare le intercettazioni telefoniche come strumento di indagine ai soli reati piu’ gravi, escludendo quindi reati come estorsioni, rapine, sequestro di persona, traffico di droga, usura, violenza sessuale, pedofilia…e naturalmente i reati dei colletti bianchi, dalla corruzione alla concussione alla truffa e via dicendo. Motivazione ufficiale e’ che in Italia si spende troppo per le intercettazioni e che queste sono uno strumento che invade la privacy dei cittadini. Berlusconi aveva gridato in piazza ‘’Alzi la mano chi e’ sicuro di non essere intercettato’’. Gli si potrebbe suggerire un’altra domanda da rivolgere al popolo: ‘’volete continuare ad essere informati su casi come la clinica degli orrori Santa Rita, il crac Parmalat, lo scandalo Calciopoli, i furbetti del Quartierino, gli scambi di favori sessuali per diventare soubrette in tv e per convincere qualche politico a far cadere il governo?’’.

Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della Stampa (Fnsi), il sindacato dei giornalisti, chiarisce che ‘’non si tratta di rivendicare il diritto dei giornalisti ad infangare la vita altrui: se e’ di questo che si sta parlando, siamo disposti a discuterne. In realta’ il problema e’ un altro: il bacio in fronte che Fiorani voleva dare al governatore della Banca d’Italia, Fazio, e’ una notizia, non un fatto privato. Ci sono fatti che non si configurano come reati, ma possono essere un importante elemento di giudizio sui rappresentanti della politica o delle istituzioni. Ad esempio non e’ guardonismo se la vita sessuale di una persona e’ metro di selezione di attrici e vallette nell’emittente del servizio pubblico, pagato col canone dei cittadini’’. In altre parole tra il diritto alla privacy e il diritto all’informazione, la Corte Costituzionale ha sempre riconosciuto prevalente il secondo, nell’interesse della democrazia. Specie se si tratta di personaggi famosi o eletti dal popolo, per i quali il diritto alla privacy e’ attenuato. Se stanno sotto i riflettori nel bene, devono accettare di starci anche nel male.

Per Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, ‘’il problema dell’equilibrio tra diritto di cronaca e diritto alla privacy esiste da sempre, ma finche’ ad andare in galera erano i ladri di polli il problema non si poneva. Solo con Tangentopoli si e’ capito che non si tratta di tutelare il cittadino, ma l’assessore, il ministro, il presidente…’’.
Che qualche volta i giornalisti abbiano esagerato, pubblicando parti di intercettazioni riguardanti persone estranee alle indagini o fatti del tutto personali che nulla c’entravano con l’inchiesta in corso, e’ vero. Ma esistono gia’ le leggi per punire questi abusi, senza ricorrere a misure drastiche che buttano via con l’acqua sporca anche il bambino.
‘’Sarebbe come mettere in prigione l’autista del bus perche’ ha trasportato un ladro in fuga’’ ha commentato Boris Biancheri, presidente dell’Ansa e della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg). Questa volta anche gli editori hanno levato gli scudi contro il governo. Non ci sara’ infatti solo il carcere per i giornalisti: anche l’editore dovra’ pagare salatissime sanzioni se il suo giornale pubblichera’ notizie riguardanti un’inchiesta giudiziaria.

Si’ perche’, il testo del governo non si limita solo a vietare la pubblicazione delle intercettazioni, ma qualsiasi notizia riguardante un’inchiesta giudiziaria in corso, finche’ non si arrivi all’udienza preliminare (in questo il testo e’ molto peggiore del pur brutto ddl Mastella dell’anno scorso). Questo significa che – dati i tempi medi del processo in Italia – non si potra’ sapere nulla per anni. E intanto? Che cosa avrebbero potuto fare nel frattempo i Ricucci e i Fiorani se i giornali non avessero pubblicato le loro gesta? La Juventus avrebbe continuato a vincere gli scudetti se l’informazione non avesse rivelato le telefonate di Moggi? Gli interventi chirurgici della clinica Santa Rita avrebbero continuato a rimpinguare le tasche di medici senza scrupoli e a uccidere persone se la stampa non avesse reso noti gli intrallazzi scoperti dalla magistratura? E non credete che il padre di Ciccio e Tore sarebbe ancora in cella se la stampa non avesse messo in evidenza le contraddizioni dell’inchiesta sulla scomparsa dei fratellini di Gravina?

Con tutti i suoi difetti, quindi, e con il rischio sempre presente di abusi, la libera informazione e’ un elemento fondamentale della democrazia. Non e’ un’ autodifesa della casta dei giornalisti la battaglia di questi giorni contro il governo: anzi, ‘’e’ un’occasione per dimostrare che la categoria sa spendersi per i diritti costituzionali della collettivita’’’ (Roberto Natale) . Autorevoli esponenti della societa’ civile sono al fianco dei giornalisti: Legambiente per esempio afferma che nel disegno di legge ‘’sono resi inascoltabili i trafficanti di rifiuti’’ e ‘’le ecomafie ringraziano’’; il presidente Acli parla di ‘’clima di emergenza creato ad arte per portare un vulnus ai diritti costituzionali’’; la Cgil e’ preoccupata per ‘’i rischi che sta correndo l’equilibrio dei sistemi di contrappesi che la Costituzione prevede e regola’’; Federconsumatori assicura che la battaglia dei giornalisti e’ la battaglia dei consumatori; per l’associazione Articolo 21 ‘’agli editori e ai cronisti non resterebbe che ricorrere all’obiezione di coscienza’’. ‘’Arrestateci tutti!’’ ha scritto Marco Travaglio sull’Unita’. In definitiva ‘’il rischio – scrive Giancarlo Caselli – e’ di non sapere piu’ nulla’’.

Per l’Associazione Nazionale Magistrati e’ falso che le intercettazioni siano troppe e che costino troppo. In realta’ le 120 mila autorizzazioni all’anno non corrispondono alle persone intercettate, ma alle utenze telefoniche: molti indagati usano diversi telefoni. Nel 2007 la procura di Milano su 200 mila processi ha usato intercettazioni in 6.137, circa il 3%. E le spese totali in Italia sono state in un anno di 224 milioni, su un bilancio della giustizia di 7 miliardi e 700 milioni: meno del 3%.

Molti di voi potranno dire che ho citato solo le voci a favore dei giornalisti e contro il disegno di legge. In effetti c’e’ anche chi, come Giuliano Pisapia (giurista ed ex deputato del Prc) dice che e’ giusto limitare le intercettazioni e punire chi le pubblica; o giornalisti come Piero Ostellino o Pierluigi Battista che insistono di piu’ sul rischio di sbattere un innocente in prima pagina o sull’insignificanza di intercettazioni in cui ad esempio Berlusconi raccomanda attrici o veline a Sacca’… Sara’, ma credo che sia interesse di un popolo sapere non tanto il gossip su attori e cantanti, ma i comportamenti scorretti – se non criminali - di persone elette dal popolo o a capo di istituzioni pubbliche o di aziende che vivono sui risparmi di milioni di cittadini. Non e’ che in altre parti del mondo il problema non esista. Scalfari ricordava che negli Stati Uniti la stampa ha costretto alle dimissioni un presidente per lo scandalo sullo spionaggio contro i democratici, ha diffuso ogni piu’ scabroso particolare sulla relazione tra Clinton e una giovane stagista, ha costretto alle dimissioni il governatore di New York per uno scandalo sessuale… eppure nessuno si e’ mai sognato di chiedere restrizioni alla liberta’ di stampa.
Una stampa che, anche in Italia, non brilla certo per indipendenza. Sappiamo tutti che la gran parte dell’informazione televisiva e anche della carta stampata e’ in mano a Berlusconi e che gli altri media sono di proprieta’ di editori-imprenditori, i cui principali interessi sono di carattere economico e politico. Ma questa e’ la situazione in cui viviamo e con questa dobbiamo fare i conti. Non credo migliori la situazione tacitare anche quelle poche voci – e ci sono – di giornalisti indipendenti e con la schiena dritta.

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