RETE RADIE’ RESCH DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
Circolare nazionale febbraio 2009
Care amiche e cari amici,
lo scorso 25 gennaio ricorrevano i 50 anni dell’annuncio del Concilio Vaticano II da parte di Giovanni XXIII. Un annuncio che, anche nei toni e nelle parole, apriva un’epoca nuova per la Chiesa e per l’umanità. Se parlo di questo argomento e’ perché sono convinto che interessa non solo i credenti ma anche i non credenti: una Chiesa aperta ai problemi del mondo, attenta alle diverse sensibilità e culture, pronta più a capire che a condannare, fedele interprete del messaggio evangelico di liberazione e di giustizia, sarebbe un formidabile strumento di miglioramento della società tutta, anche di quella parte che non si riconosce in alcuna fede religiosa.
Purtroppo oggi molte speranze suscitate da quell’evento sono state deluse. Tra i tanti interventi di questi giorni sull’argomento, voglio proporvi la lettera che don Paolo Tofani, parroco di Santomato e San Piero Agliana, in provincia di Pistoia, ha inviato al suo Vescovo, ai confratelli e “a tutti gli amici credenti e non credenti”. Ringrazio Antonio Vermigli che l’ha diffusa in rete. Ecco il testo:
“Non posso tenere soltanto dentro di me e non posso solo farne condivisione coi miei parrocchiani, di una situazione di grande disagio e amarezza che porto nel cuore.
Ieri sera 24 gennaio 2009, vigilia del 50° anniversario della convocazione del Concilio Vaticano II da parte di Giovanni XXIII, in modo quasi beffardo Papa Ratzinger ha tolto la scomunica ai seguaci di Mons. Lefevre, che non hanno mai cessato di essere ostili al Concilio e a tutte le riforme liturgiche e pastorali della Chiesa dagli anni Sessanta in poi. Già si erano evidenziate le avvisaglie: possibilità di celebrare la messa in latino, uso del messale preconciliare, istituzione di Chiese particolari per i Movimenti creando vere autonomie ecclesiastiche, e così via.
Ma ora si è raggiunto il culmine.
Mentre si tengono fuori della Chiesa teologi e Pastori che non hanno fatto altro che portare a compimento le istanze e le profezie del Vaticano II, questi pochi nostalgici e reazionari lefreviani possono sentirsi a loro agio nella comunità ecclesiale.
Così il Papa di fatto ci ha voluto dire che questo Concilio è stato un incidente di percorso; che la Chiesa deve rimanere ferma a Pio XII; che la profezia va di nuovo imprigionata; che lo Spirito Santo ha sbagliato quando fece comprendere al Papa buono di indire il Concilio; che la Chiesa può solo insegnare e non imparare; che le verità ce le abbiamo solo noi e gli altri devono semplicemente convertirsi a noi perché hanno sempre sbagliato; che il clericalismo non è ancora morto, anzi sempre più virulento; che l'ecclesiocentrismo è più importante del Vangelo del Regno; che noi dobbiamo solo obbedire e non riflettere.
Questo e molte altre cose ci vuole dire la riammissione dei lefevriani nella Chiesa.
Allora io pastore di due comunità cristiane di Santomato e di San Piero, nato come Presbitero proprio per il Concilio, dovrei capire che non c'è più spazio per il primato della Parola, la responsabilità dei laici nella Chiesa, l'impegno per rendere il mondo più giusto e più vivibile, il bisogno di vivere la liturgia non solo con la ricchezza delle lingue dei popoli ma anche con le ricchezze delle culture, l'apertura alle altre esperienze (dunque l'incontro di Assisi cosa ci ha insegnato?)
E dovrei invece capire che è ancora determinante il colletto bianco e la talare dei preti, il rosso dei vescovi, il potere della mitra, le trine delle tovaglie della Chiesa, l'ossequio ai poteri politici, i compromessi con i sistemi economici che pure violentano l'umanità.
Questa Chiesa per me non è la Chiesa che leggo nei Vangeli, che leggo coi laici impegnati nelle mie comunità, che leggo con i poveri di tutto il mondo e con i teologi della Liberazione.
Ho tanti peccati da farmi perdonare ma non l'ipocrisia di tacere di fronte a questo modo di chiedermi di vivere come Pastore nella Chiesa.
E' per questo, non cercando consensi che comunque un po' troverei, che voglio dire a tutti che continuerò a vivere e impegnarmi per una Chiesa che il Concilio Vaticano II doveva far diventare profezia e testimonianza di amore e carità, di servizio e gratuità.
Non ho scritto tutto ciò perché sono stanco o in crisi affettiva o per delusioni nel mio impegno pastorale: chi mi conosce sa quanto stia lavorando e quanto sia preso dal Ministero; ma l'ho fatto per la passione e l'amore che ho per la Chiesa e per un sussulto di dignità, per cui non potevo tacere. Chiedo scusa a chi ritiene sproporzionata questa reazione e chiedo scusa per le ferite che porterò a qualcuno, ma tutto sommato spero che questa lettera aiuti tutta la Chiesa a riflettere e se sarò capito ne sarò felice”
E sempre in tema di delusione dei credenti per il comportamento della Chiesa italiana, voglio ricordare un altro episodio del mese di gennaio appena trascorso, segnalato da Ettore Masina. Si tratta della lettera aperta inviata da un fedele di Cagliari, Dino Biggio, al suo vescovo per lamentare l’appoggio dato dalla Chiesa cagliaritana alla campagna elettorale di Berlusconi nell’Isola.
Sabato 10 gennaio si è tenuta infatti a Cagliari la convention del Pdl per l’apertura della campagna elettorale, “che ha preso il suo avvio non in una sede del partito, o in una salottino riservato di un hotel, ma... nei locali del seminario diocesano. Berlusconi e il suo seguito sono stati accolti con tutti gli onori dall'arcivescovo Giuseppe Mani, dal suo ausiliare Mosè Marcia, da uno stuolo di preti e seminaristi apparentemente festanti”. “Quale miglior avvio – si chiede Biggio - per una campagna elettorale aperta con la calorosa, paterna, convinta benedizione dell'arcivescovo di Cagliari, nonché Presidente della Conferenza Episcopale Sarda? Se i ‘fedeli’ dell'Isola avevano bisogno di una chiara indicazione di voto, l'hanno avuta in modo inequivocabile dal più alto esponente della gerarchia ecclesiastica sarda!”.
“Non ho retto alla profonda indignazione provata nel vedere quella messinscena trasmessa dai telegiornali nazionali – aggiunge Biggio - e ho scritto una "lettera aperta" all'arcivescovo, che ho
trasmesso anche ad amici, conoscenti, preti... L'ho spedita anche ai giornali L'Unione Sarda, La Nuova Sardegna, L'Unità, ma nessuno ne ha fatto cenno, neppure un piccolo stralcio. Eppure il problema del sostegno (non formale ma reale) delle gerarchie cattoliche dato al grande manipolatore mediatico di consensi è questione grave e , per molti credenti, dolorosa’’.
Per tutta risposta, Dino Biggio ha ricevuto questa nota: “L'Arcivescovo di Cagliari riceve chiunque chiede di incontrarlo senza distinzione di persone". Nient'altro, senza un saluto e senza firma.
Mettiamo radici al Dal Molin. Gianni Pettenella di Verona informa che l’ultimo progetto ideato dal Presidio Permanente No Dal Molin, che a Vicenza si batte contro l’ampliamento dell’aeroporto militare Usa, si chiama ‘’Mettiamo radici al Dal Molin’’ e consiste nell’acquisto popolare di tanti piccoli appezzamenti di terreno confinante con la base. Il frazionamento del terreno tra infiniti proprietari renderà più difficili le pratiche di esproprio. Per l’acquisto di una quota servono 100 euro e il Presidio chiede che anche le nostre reti aderiscano. Sono comunque utili anche finanziamenti per somme inferiori.
Per ogni ulteriore informazione e’ possibile scrivere a
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o telefonare al 335 7940974. I tempi sono comunque stretti (non oltre il 21 febbraio).
Un carissimo saluto a tutti
Fulvio Gardumi

