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Rete Radié Resch di Macerata

NEVEMBRE 2011

Per capire i giorni che stiamo vivendo ed agire

Cari amici,

a proposito del congelamento del debito, vorrei dire che condivido  la proposta e mi auguro che l’onda che parte anche questa volta dal basso, come “ Se non ora quando” o quella che ha portato al “risultato referendario,” possa crescere e rivendicare  i diritti di noi cittadini comuni, sempre fra l’incudine e il martello del fisco e del potere di acquisto in decrescita.

Vorrei, a questo proposito, ricordare che fino a una quindicina  di anni fa i Titoli di Stato BOT, BTP,  CCT, oggetto del famoso debito pubblico, nato allo scopo di affrontare il Deficit di Bilancio, in quanto le Entrate dello Stato (Imposizione fiscale) non coprivano le Uscite (Spese pubblica), erano il normale  investimento, dei risparmiatori, dei pensionati e di coloro che, avendo piccole somme di denaro a disposizione, prestavano allo Stato i loro risparmi per avere in cambio un piccolo, ma sicuro interesse.

Da allora ad oggi le cose sono molto cambiate  e quella parte di debito detenuto allora dagli italiani ( circa l’80%),  è passato tre anni fa al 55%, oggi solo il 39% è in mano a italiani, tutto il resto è in mano a investitori  per lo più stranieri!!!

Situazioni critiche del debito pubblico fanno innalzare i rendimenti richiesti dagli investitori, in virtù della maggiore esposizione al rischio.

Se a ciò aggiungiamo  che lo Stato Italiano è stato giudicato recentemente  poco affidabile,  per piazzare i titoli pubblici sul mercato, esso  ha dovuto garantire rendimenti sempre più alti.

L’Economia insegna che se  aumenta la domanda di un titolo, l’offerta è in condizione di abbassare i tassi di interesse; viceversa se  l’offerta è molto più alta della domanda, per vendere i titoli,  lo Stato emittente deve aumentare i tassi.

Per quanto riguarda il prezzo dei titoli il meccanismo tecnico delle operazioni è tale per cui se i prezzi aumentano, scende il rendimento; mentre più  il rendimento sale,  più  si abbassano i prezzi; si può quindi affermare che  fra rendimento e prezzo di un titolo esiste una relazione inversamente proporzionale. Ad esempio se un titolo viene acquistato oggi a 90 per avere 100 alla scadenza, 10 è   l'interesse. Fino alla scadenza, però,  il titolo viene scambiato sul mercato oscillando sopra o sotto 90. Se il prezzo sale a 95 e alla scadenza si riceverà 100, il rendimento è sceso a 5: accadrà il contrario se il prezzo scende a 85.

Il trattato di Maastricht, ispiratore del Patto di Stabilità e Crescita degli Stati che fanno parte dell’ Eurozona, stabilì che per entrare nella moneta comune, i Paesi si dovevano impegnare a continuare a rispettare nel tempo alcuni parametri, fra cui i più importanti erano:

·        Deficit pubblico non superiore al 3% del PIL

·        Debito pubblico minore del 60% del PIL

Nel 2010 l’Italia ha raggiunto un Deficit del 4,6%  del PIL e un Debito del 120% del PIL. E’ opportuno notare che il rapporto fra Debito e PIL è così elevato .anche perché il denominatore di questo rapporto (il prodotto interno lordo),  non è cresciuto recentemente come quello di altri paesi europei che hanno avuto una politica che ha investito nella ricerca, nella tecnologia, nell’istruzione. A noi è mancato tutto questo!!

Altre considerazioni  riguardano lo “spread” ovvero il differenziale fra un dato titolo di Stato e il titolo di riferimento tedesco: il Bund.

Si parla di titoli tedeschi perché per convenzione l’economia tedesca è considerata la più virtuosa in Europa poiché offre rendimenti bassi in cambio di maggiore sicurezza.

Se lo spread BTP- Bund è ad esempio a 500 punti base, significa che il BTP paga un interesse del 5%   più alto  del Bund tedesco, il che si traduce in miliardi di euro in più di interessi che l’Italia paga ai suoi creditori.

Noi spendiamo, quindi, il 5% in più dei tedeschi e, dato il debito di 2.000 miliardi di euro, il 5% costa 100  miliardi l’anno.

E’ a questo punto che si è inserita la proposta dell’imprenditore toscano Giuliano Melani sul  “compriamoci il debito” invece di farlo acquistare agli speculatori. Si tratta di una idea abbastanza semplice: se noi italiani ricominciamo a comprare i Titoli di Stato, come facevamo una volta, faremo un investimento che, oltre ad aiutare lo Stato, ci frutterà un buon interesse e per le equazioni espresse prima aumentando la domanda permetteremo allo stato emittente di abbassare i tassi sulle nuove emissioni; inoltre, per favorirne l'acquisto, un recente accordo dell’antitrust ha approvato un cartello bancario che prevede commissioni zero sull’acquisto di Titoli di Stato.

Perché la politica non si è mossa in nessun senso dato che sono mesi che si sta discutendo di quello che un esecutivo responsabile avrebbe dovuto fare?

E’ possibile che il Paese reale sia  più avanti della classe politica?

Devo aggiungere che le autorità europee hanno fissato numerose regole da rispettare, (trattati di Maastricht, di Lisbona, Patto di Stabilità), ma mancano organismi comunitari in grado di agire di fronte a crisi gravi di default e questo è un problema che dovrà ben presto essere risolto o con interventi della Banca Centrale Europea o con la creazione di organismi appositi, visto il “contagio” che può riguardare  tutta la zona euro, non solo alcuni paesi. 

Penso che in questo momento, la cosa peggiore che si possa fare è stare fermi, lasciare che le cose vadano senza il nostro intervento, bisogna cercare di migliorare questo peggio che abbiamo davanti, l’idea che siamo noi italiani a fare qualcosa per il nostro Paese è una rivendicazione di orgoglio, è investire nella fiducia, è sentirsi utili e interventisti, è ora che noi italiani ci svegliamo dal torpore e andiamo a spalare il fango  di  indifferenza  che ci attanaglia come hanno fatto,  non metaforicamente,  i giovani a Genova e nelle altre parti d’Italia colpite dai nubifragi.

C’è una normalità da ritrovare, che è quella di darsi una mano, di dimostrare che l’Italia non è quella rappresentazione triste data recentemente   dai nostri politici e dallo stesso Parlamento, che i cittadini sanno rimboccarsi le maniche, sanno prendere  iniziative coraggiose e provocatorie. Siamo un Paese che nei momenti difficili sa tirare fuori il meglio delle sue capacità e della sua forza, sa anche accettare la necessità di cambiare passo, di adottare uno stile di vita più austero, di affrontare dei sacrifici, purché chi ce li chiede sia credibile e si comporti con coerenza rinunciando a privilegi e a uno status preesistente  non più giustificabile.

E’ stato esaltante l’intervento di Benigni tenuto al Parlamento Europeo a Bruxelles il 10 novembre, dove era stato invitato per leggere Dante in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia,

Ha scelto di leggere il canto 26° dell’Inferno, quello su Ulisse e, l’attore facendo riferimento alla nostra crisi e al nostro debito pubblico ha ricordato agli europarlamentari che… “noi italiani abbiamo inventato le banche già nel Medio Evo, abbiamo prestato soldi a tutti, abbiamo avuto geni e artisti che hanno lavorato in tutta Europa,….. l’Italia è il Paese  del Rinascimento e del Risorgimento, o meglio della Resurrezione grazie alla capacità e all’ingegno del suo popolo: lo insegna la Storia. “

Notizia dell’ultima  ora: il Governo Monti ha giurato nelle mani del Presidente della Repubblica.

Infiniti auguri al Governo Tecnico di Unità Nazionale.

Maria Cristina Angeletti

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